La protesta mette Rama contro i media di tutto il mondo, con il rischio di una crisi d'immagine!

Per anni, il governo albanese ha investito nella costruzione di un'immagine di successo agli occhi dell'opinione pubblica internazionale. Ma le continue proteste e le critiche dei media globali stanno creando una nuova sfida: non solo gestire il malcontento nelle piazze, ma anche proteggere un'immagine politica che è stata una delle risorse più importanti del governo.

Denada Jushi

“Democrazia e libertà sono più che valori da custodire; potrebbero essere la condizione stessa per la nostra sopravvivenza.”

Ecco come uno dei più influenti linguisti e pensatori americani del XX e XXI secolo, Noam Chomsky, descriverebbe ciò che sta accadendo in piazza da otto giorni, dove migliaia di manifestanti sembrano aver finalmente compreso, dopo tredici anni di potere, che la democrazia e la libertà sono state in pericolo durante il governo di Rama!

Ma ciò che è estremamente interessante è che, per anni, il governo del Primo Ministro Rama ha investito nella costruzione di un'immagine positiva dell'Albania sulla scena internazionale e ha dominato la retorica mediatica del paese!

Ogni anno, in decine di interviste rilasciate ai media più prestigiosi del mondo, promuovendo turismo, investimenti e riforme, il Primo Ministro Rama ha cercato di presentare un Paese in via di sviluppo e un governo che gode di un sostegno popolare assoluto. Molte volte, ai vertici internazionali, si è presentato con il suo stile provocatorio, sia nell'abbigliamento che nel comportamento, venendo etichettato come un leader "d'avanguardia".

Ma le proteste degli ultimi giorni sembrano mettere alla prova questa immagine. Ciò è stato chiaramente evidenziato dal suo scontro diretto con prestigiosi media mondiali!

Uno dei momenti più commentati è stata l'intervista del primo ministro alla giornalista della CNN Isa Soares. Le sue domande sulle proteste e sul malcontento manifestato nelle piazze hanno posto Rama di fronte a un dibattito diverso da quello che il governo solitamente promuoveva. Questa volta l'attenzione non era rivolta al turismo o agli investimenti, ma si è concentrata interamente sulle proteste, sulla corruzione e sulla percezione che i cittadini hanno della governance.

Il Primo Ministro Rama è stato criticato per il suo comportamento arrogante nei confronti del giornalista, a volte con toni inappropriati, nonostante il giornalista si fosse comportato in modo assolutamente corretto ed etico nei suoi confronti!

"Lasciatemi finire!" è diventato il ritornello del signor Rama, mettendolo in difficoltà in un'intervista in cui l'attenzione era rivolta alla responsabilità, non alla propaganda.

Nel frattempo, la protesta è giunta al nono giorno, dimostrando una tenacia che contraddice le affermazioni del governo secondo cui si tratterebbe di una minoranza isolata.

Uno dei dibattiti degli ultimi giorni riguarda il numero dei manifestanti. Il Primo Ministro e i rappresentanti della maggioranza hanno costantemente minimizzato la partecipazione, mentre i filmati pubblicati da vari media e dagli stessi cittadini mostrano il contrario. Sembra infatti che il loro numero sia in costante aumento.

Nel corso di questa settimana, non sono mancate le teorie del complotto, e uno degli episodi più commentati è stata la dichiarazione del Ministro Taulant Balla riguardo al veicolo tecnico dell'agenzia di stampa Reuters. Il veicolo è stato inizialmente presentato come un'"auto serba" e collegato ad "agenzie" destabilizzanti. Prima ancora che la notizia potesse essere chiarita o confermata, si è diffusa a macchia d'olio sui media e sui social network!

Solo poche ore dopo, il giornalista Gjergj Erebara ha affermato che i veicoli erano stati utilizzati da una delle più grandi agenzie di stampa del mondo. L'episodio è stato successivamente criticato e interpretato come un tentativo di delegittimare il giornalismo internazionale sulle proteste.

L'allarme è scattato nel governo quando la protesta è diventata notizia internazionale, ripresa da quasi tutti i media del mondo. Il Primo Ministro Edi Rama ha quindi inviato una lettera a diverse testate e organizzazioni internazionali, contestando il modo in cui venivano trattati gli eventi in Albania. Parallelamente, ha accusato la CNN di aver creato una percezione distorta di quanto stava accadendo nel paese attraverso gli algoritmi dei social media e i meccanismi di distribuzione dei contenuti.

L'attenzione internazionale sulla protesta non è arrivata solo dalla CNN. Gli sviluppi sono stati seguiti da note agenzie e media internazionali come Reuters, Associated Press, Euronews, Deutsche Welle e altri media regionali ed europei che hanno riportato la notizia della protesta!

Il fatto che la protesta sia riuscita a entrare nell'agenda dei media stranieri rappresenta una sfida particolare per il governo, che per anni ha investito nella promozione dell'Albania come esempio di successo politico, economico e turistico. Il primo ministro ha ripetutamente scelto di pubblicare sui social media post incentrati sui rifiuti abbandonati a Zvërnec.

Un altro episodio che ha attirato l'attenzione è quello con il giornalista Mustafa Nano. Durante il dibattito pubblico, Rama ha scelto di fare riferimento al suo ruolo di ambasciatore, confessando personalmente di aver ricevuto una proposta per la carica di ambasciatore nel suo ufficio.

In entrambi i casi, gli episodi mostrano come funziona il paese, ovvero in modo amichevole e non istituzionale, mentre la pulizia delle aree protette è anche un dovere del governo!

Per la prima volta da molto tempo, il governo si trova ad affrontare non solo continue proteste, ma anche critiche da parte della stampa internazionale, il che rappresenta forse il momento più difficile per Edi Rama, non solo per via delle proteste in sé, ma anche per il rischio che il meccanismo di propaganda che ha creato nel corso degli anni, sia in patria che all'estero, crolli!/ acqj.al