Camera di Commercio Nazionale: dalla rappresentanza delle imprese a un nuovo anello di controllo?

Una bozza di legge che mira a riunificare le imprese albanesi sotto un'unica istituzione sta incontrando una forte resistenza da parte degli imprenditori stessi. Il governo la definisce una riforma di modernizzazione. I critici mettono in guardia contro l'introduzione di tasse obbligatorie, un aumento della burocrazia e una struttura che avrà un impatto diretto sul funzionamento del mercato albanese attuale.

Ida Ismail

Una bozza di legge, che giace negli archivi del Parlamento dal 2024 e che mira a "riformare" la rappresentanza delle imprese in Albania, sta producendo un effetto raro: un'opposizione quasi unanime proprio da parte degli attori che dovrebbe rappresentare.

Al centro del dibattito c'è la creazione della Camera di Commercio Nazionale (DHEK), una nuova istituzione, concepita come ente giuridico pubblico, con adesione obbligatoria per tutte le imprese e con poteri che vanno oltre la rappresentanza tradizionale.

Il progetto mira a riunire circa 180 associazioni in un'unica Camera, cambiando radicalmente il modo in cui le imprese sono organizzate e rappresentate in Albania. Questa trasformazione non è semplicemente organizzativa, ma incide sulla natura stessa del rapporto tra lo Stato e l'imprenditorialità.

In occasione della riunione del Consiglio economico nazionale del 2024, il Primo Ministro Edi Rama ha sostenuto che questa riforma è necessaria per creare una voce imprenditoriale unitaria, soprattutto nel contesto dell'integrazione europea e dell'aumento degli investimenti esteri fino a 3-4 miliardi di euro: "Senza dubbio, abbiamo l'opportunità di ottenere un'altra valutazione positiva da Standard & Poor's".

Reazioni del mondo imprenditoriale: dallo scetticismo al rifiuto categorico.

In netto contrasto con le argomentazioni del governo, la risposta del mondo imprenditoriale è stata diretta e critica. Un gruppo di 19 associazioni di categoria e camere di commercio si è opposto alla bozza, considerandola un intervento superfluo che viola la libertà di associazione e l'autonomia imprenditoriale. Una delle principali preoccupazioni riguarda la mancanza di chiarezza sui benefici concreti che le imprese riceveranno in cambio delle tariffe, che variano da 1 lek all'anno per le piccole imprese fino a 70 lek all'anno per le altre.

Un'altra critica riguarda il fatto che molti dei servizi che la Camera di Commercio dovrebbe fornire sono già coperti da istituzioni esistenti come il Centro Nazionale per le Imprese (NBC) e la piattaforma e-Albania, che offrono servizi gratuiti di registrazione, informazione e assistenza. Ciò solleva dubbi sulla reale necessità di una nuova istituzione che potrebbe creare sovrapposizioni di funzioni e ulteriore burocrazia.

La Camera di Commercio americana, nei commenti presentati sul sito web di consultazione pubblica, ha sottolineato che l'adesione obbligatoria per le entità commerciali è in contrasto con il principio di libertà e che la quota di iscrizione stessa può essere considerata un onere finanziario per le imprese.

In alcuni paesi dell'Europa continentale, come la Germania o l'Austria, esistono modelli di camere di commercio con adesione obbligatoria, che svolgono un ruolo nel coordinamento economico e nello sviluppo delle competenze professionali. Tuttavia, questi modelli si basano su consolidate tradizioni istituzionali e su un chiaro equilibrio tra autonomia imprenditoriale e funzioni pubbliche.

Per Zenel Hoxha, presidente della Camera di Commercio britannica, questa iniziativa rappresenta una regressione istituzionale e non avrà alcun effetto nell'attrarre la diaspora: "Il progetto di riorganizzazione di una nuova camera economica nazionale è un passo indietro rispetto a quanto abbiamo iniziato 31 anni fa, con i progressi che queste istituzioni hanno compiuto in tutto il paese".

La differenza principale, tuttavia, non risiede nello status formale, bensì nella funzione effettiva. La DHEK non si limita a rappresentare gli interessi delle imprese. Svolge una serie di funzioni tradizionalmente appannaggio della pubblica amministrazione: dalla raccolta e elaborazione di dati economici, all'influenza sui processi decisionali, fino al ruolo di risoluzione delle controversie attraverso meccanismi di arbitrato.

Anche le imprese si sono opposte a questa proposta, considerandola una forma di monopolizzazione anziché delegare i problemi al governo centrale. Theodhor Kristuli, del Sindacato Agroalimentare, vede l'iniziativa come un ritorno ai modelli del passato: "Non è qualcosa che abbiamo chiesto, perché il governo si preoccupa? Ci sono tante questioni da risolvere, le riassumeranno in una sola? Come possono centralizzare tutto? Eravamo già in quella situazione 40 anni fa, ci torneremo?".

L'Associazione degli investitori stranieri in Albania ha espresso preoccupazione per il fatto che una struttura obbligatoria potrebbe danneggiare il clima degli investimenti e creare incertezza per gli investitori stranieri, che operano in un contesto che richiede stabilità e prevedibilità.

Un nuovo ruolo nella vita professionale

Alcuni recenti sviluppi riguardanti il ​​futuro della Camera di Commercio Nazionale potrebbero avere ripercussioni ancora più gravi sul mondo imprenditoriale albanese. A seguito della bozza di legge sull'istituzione della Camera di Commercio Nazionale, le modifiche proposte alla Legge n. 9723 "Sulla registrazione delle imprese" ne approfondiscono significativamente il ruolo, trasformandola da struttura rappresentativa a nodo centrale dell'amministrazione economica.

Al centro di questi cambiamenti vi è il controllo sulla Nomenclatura delle Attività Economiche (NACE), che diventa il principale riferimento giuridico.

DHEK acquisisce la competenza per identificare, verificare, certificare e aggiornare questo codice per tutte le entità, indipendentemente dall'appartenenza, rendendolo un processo obbligatorio e continuo. Questo intervento conferisce a DHEK un ruolo diretto nel ciclo di vita aziendale: dalla registrazione iniziale, alle modifiche di attività e alla verifica annuale periodica.

Il mancato rispetto di tali obblighi non rimane una mera formalità, ma comporta conseguenze concrete, come sanzioni pecuniarie e la sospensione dell'iscrizione nel registro delle imprese, il che pone l'ente in una posizione di reale influenza sul funzionamento delle attività commerciali.

In questo modo, attraverso una legge tecnica di registrazione, il DHEK acquisisce poteri che vanno oltre la semplice rappresentanza: un ruolo di fatto regolamentare, con controllo sulla classificazione economica, accesso ai dati e influenza diretta sulle operazioni di mercato. In combinazione con le sue altre funzioni, ciò trasforma il DHEK in un attore con giurisdizione universale sul settore privato, un'istituzione che non solo parla a nome delle imprese, ma ne determina, verifica e condiziona anche il funzionamento.

La preoccupazione delle imprese è più concreta. Quote associative, commissioni di servizio e una serie di nuovi obblighi amministrativi, sebbene non sia previsto alcun pagamento per il primo anno, rappresentano un punto di disaccordo. In un sistema in cui esiste già un'infrastruttura funzionale per la registrazione e la gestione delle imprese attraverso il Registro Centrale delle Imprese e le piattaforme digitali, sorge una domanda fondamentale: quale valore aggiunto apporta questo intervento?

Anziché ridurre le interazioni amministrative, la riforma sembra aggiungere un nuovo anello, aumentando i costi e la complessità per le imprese, soprattutto per le piccole e medie imprese.

In definitiva, la questione che rimane aperta non è semplicemente se la Camera di Commercio nazionale debba essere creata, ma quale modello economico intende costruire l'Albania? Un modello in cui la rappresentanza delle imprese è libera e basata sulle elezioni, o un modello centralizzato, in cui la rappresentanza e le funzioni economiche sono istituzionalizzate attraverso una struttura obbligatoria?acqj.al