Quali risultati ha prodotto la riforma della mappatura giudiziaria?

La riforma che prometteva una giustizia più rapida sta generando tempi di attesa che durano anni. Alla Corte d'Appello di Tirana, i processi civili possono richiedere fino a 7.6 anni, mentre i tribunali si trovano ad affrontare una carenza di giudici, un sovraccarico di lavoro e costi crescenti per i cittadini. Il rapporto del Comitato Helsinki albanese solleva seri interrogativi sugli effetti reali della nuova mappatura giudiziaria.

Denada Jushi

Spesso sentiamo dai cittadini che hanno vissuto la dura esperienza dell'attesa della giustizia l'espressione:

"Giustizia ritardata, giustizia negata."

E in Albania, ottenere giustizia in tempi ragionevoli sembra essere diventata una battaglia persa.

I risultati di il rapporto del Comitato di Helsinki albanese sono collegati alla Corte d'Appello di Tirana, dove i procedimenti civili durano ora in media fino a 2787 giorni, circa 7.6 anni.

Un periodo lunghissimo rispetto a quello precedente alla riforma.

Questa situazione si verifica dopo l'attuazione della nuova mappa giudiziaria nel 2023, una riforma che ha ridotto il numero dei tribunali da 38 a 20, con l'obiettivo di aumentarne l'efficienza e di distribuire meglio le risorse.

Ma l'accorpamento di sei corti d'appello in un'unica corte ha prodotto l'effetto opposto: un sovraccarico insostenibile.

Il numero di cause è aumentato di quasi il 700%, mentre la Corte opera solo al 36% della sua capacità a causa della carenza di giudici. Attualmente, la Corte d'Appello di Tirana opera con soli 28 giudici dei 78 previsti dall'organico.

Di conseguenza, migliaia di cittadini attendono per anni una decisione, mettendo in discussione il principio fondamentale del giusto processo: un processo entro un termine ragionevole.

Ma i problemi non si limitano ai ritardi. Il rapporto evidenzia che il sistema ha intrapreso questa riforma con una significativa carenza di risorse umane e finanziarie. L'Albania disponeva di soli 8.9 giudici ogni 100 abitanti, ben al di sotto della media regionale, mentre il bilancio destinato alla giustizia rimane tra i più bassi d'Europa.

Il processo di verifica, sebbene considerato necessario per risanare il sistema, ha portato a una drastica riduzione della capacità operativa. Per diversi anni, il sistema ha funzionato con solo il 55% del personale giudiziario necessario.

Ma il problema non riguarda solo la Corte d'Appello. Anche i tribunali di primo grado si trovano ad affrontare serie difficoltà. A Tirana, sebbene la produttività dei giudici sia leggermente aumentata, la durata dei processi civili è cresciuta di oltre il 125%, raggiungendo i 269 giorni. Nel frattempo, ogni giudice si trova a dover gestire fino a 928 casi all'anno, una cifra che rende difficile garantire la qualità delle decisioni.

La situazione è persino peggiore a Fier, dove gli indicatori segnalano un sistema sull'orlo del collasso. I tempi processuali per le cause civili sono aumentati del 181%, la produttività è diminuita e i tassi di risoluzione dei casi sono peggiorati. I giudici si trovano a dover gestire oltre 900 cause civili e centinaia di cause penali all'anno, mentre le infrastrutture rimangono inadeguate.

Il rapporto evidenzia che il Tribunale di Fier dispone di sole cinque aule di tribunale, mentre un singolo giudice è costretto a esaminare fino a 20-22 casi al giorno. Inoltre, il sistema si trova ad affrontare anche un sovraccarico di archivi, con migliaia di fascicoli da gestire ogni anno.

L'unico che fa la differenza è il Tribunale Amministrativo di Tirana, che presenta un modello più positivo. Lì, i tempi processuali sono stati ridotti del 22.8% e la produttività è aumentata di oltre il 60%.

Un altro grave problema evidenziato dal rapporto è il declino dell'accesso dei cittadini alla giustizia. In alcuni tribunali si è registrata una diminuzione del numero di nuovi casi, non perché i conflitti siano stati risolti, ma perché i cittadini devono affrontare distanze maggiori, costi più elevati e ostacoli procedurali.

I cittadini provenienti da aree rurali o periferiche sono ora costretti a viaggiare per ore per partecipare alle udienze in tribunale, e per i più vulnerabili questo rappresenta un vero e proprio ostacolo all'accesso alla giustizia. Il rapporto evidenzia come i rom, le comunità egiziane, le persone in difficoltà economiche e la comunità LGBTI siano colpiti in modo sproporzionato da questi ritardi e dai costi aggiuntivi.

Le infrastrutture e la tecnologia continuano a rappresentare un problema. Il rapporto evidenzia la mancanza di sistemi digitali efficaci, le difficoltà nella gestione elettronica dei casi e la carenza di strumenti online che potrebbero agevolare cittadini e avvocati.

In sostanza, la riforma del sistema giudiziario, concepita come un passo verso la modernizzazione del sistema, sta ancora producendo risultati incerti. In alcuni casi si registrano miglioramenti, ma nella maggior parte dei tribunali si osserva un allungamento dei tempi processuali, un aumento del numero di cause da gestire e una diminuzione dell'efficienza. Un fattore che incide direttamente su questa situazione è la mancanza di risorse e l'insufficiente pianificazione della riforma.

Il sistema giudiziario albanese ha ancora uno dei budget più bassi d'Europa per la giustizia, con soli 17.5 euro pro capite, ben lontano dalla media di 80 euro.

Ma alla fine, resta chiaro che la battaglia più difficile che il Paese deve affrontare oggi è quella della giustizia, anche dopo una moltitudine di "riforme".acqj.al