Terreni senza titoli di proprietà chiari, mercato aperto ai capitali stranieri.

La nuova bozza di legge si prepara ad aprire il mercato fondiario agricolo albanese ai capitali stranieri, mentre lo Stato non ha ancora risolto le controversie sulla proprietà, la registrazione dei terreni e la supervisione territoriale. Il governo promette investimenti e sviluppo rurale, ma la bozza solleva interrogativi più profondi: chi controllerà la terra albanese e quanto è preparato lo Stato a proteggerla?

Ida Ismail

Una bozza di legge presentata per la consultazione pubblica dal Ministero dell'Agricoltura e dello Sviluppo Rurale mira a concedere a cittadini ed enti stranieri il diritto di acquistare terreni agricoli privati ​​e statali in Albania. Il governo sostiene che questa iniziativa porterà nuovi investimenti, la modernizzazione del settore agricolo e lo sviluppo rurale. Tuttavia, dietro questa politica potrebbe celarsi il rischio di una graduale perdita di controllo sui terreni agricoli albanesi.

Secondo la relazione esplicativa del progetto di legge, circa 445 famiglie di agricoltori hanno beneficiato nel corso degli anni di terreni acquisiti grazie alla riforma agraria. Questi terreni costituiscono la base economica di migliaia di famiglie albanesi, soprattutto nelle zone rurali, dove l'emigrazione, l'invecchiamento della popolazione e la mancanza di sussidi hanno duramente colpito il settore agricolo. Allo stesso tempo, il progetto prevede anche la cessione di circa 100 ettari di terreni agricoli indivisi, attualmente sotto l'amministrazione degli enti locali, a soggetti stranieri.

Finora, la legislazione albanese ha imposto forti restrizioni alla proprietà di terreni agricoli da parte di stranieri, privilegiando contratti di locazione o di utilizzo a lungo termine. Il nuovo progetto di legge va oltre questa logica, consentendo la proprietà diretta. Secondo il rapporto, la mancanza di una chiara base giuridica ha creato ostacoli per i potenziali investitori e incertezza legale per lo sviluppo di progetti in agricoltura e agroindustria.

Tuttavia, mentre il progetto di legge viene presentato come un passo necessario nel quadro dell'integrazione europea e della liberalizzazione della circolazione dei capitali, la relazione esplicativa rivela anche una contraddizione fondamentale: lo Stato albanese cerca di aprire il mercato dei terreni agricoli ai capitali stranieri in un momento in cui la questione della proprietà fondiaria stessa rimane irrisolta.

L'Albania non ha ancora completato il processo di registrazione delle proprietà, di risarcimento dei precedenti proprietari e di consolidamento dei titoli di proprietà, mentre il progetto di legge mira a creare la possibilità di trasferire questi terreni a persone fisiche e giuridiche straniere. Ciò crea di per sé un paradosso istituzionale: lo Stato sta liberalizzando un mercato sul quale non è ancora riuscito a stabilire una piena chiarezza giuridica e amministrativa.

La bozza di legge prevede che gli stranieri possano acquistare fino a 2 ettari di terreno all'interno di un comune e fino a 30 ettari a livello nazionale. La legge stabilisce che il terreno debba essere utilizzato esclusivamente per attività agricole, zootecniche o agroindustriali. Chi acquisisce la proprietà non è autorizzato a modificarne la destinazione d'uso, salvo nei casi previsti dalla legge. La bozza obbliga inoltre i nuovi proprietari a svolgere attività agricola sul terreno acquistato e a rispettare le norme ambientali, nonché le restrizioni relative all'interesse pubblico e alla sicurezza nazionale. In caso di violazioni, le autorità possono imporre sanzioni amministrative o persino la revoca del diritto di proprietà.

Uno degli elementi più critici del progetto di legge riguarda i terreni agricoli indivisi, provenienti da ex cooperative agricole. Secondo il progetto, questa categoria di terreni, attualmente amministrata dai comuni, potrà essere trasferita a soggetti stranieri attraverso procedure stabilite dalle autorità statali. Si tratta di un'area di circa 100 ettari in tutto il paese.

Sebbene la bozza stabilisca dei limiti formali all'area acquistabile, non è ancora chiaro come verrà controllata l'attuazione di tali restrizioni. Una delle principali preoccupazioni riguarda la possibilità che diversi investitori utilizzino società collegate, partnership o altre strutture giuridiche per controllare aree ben più estese rispetto ai limiti previsti dalla legge.

Il rapporto sostiene che la legge porterà investimenti, tecnologia e sviluppo rurale, ma al contempo riconosce il rischio di concentrazione della terra nelle mani di pochi e la mancanza di solidi meccanismi di controllo da parte delle istituzioni locali. Ciò fa sì che il progetto di legge appaia più come una liberalizzazione del mercato fondiario che come una strategia complessiva per la tutela della produzione interna o il rafforzamento degli agricoltori albanesi.

In un Paese in cui la frammentazione fondiaria, l'informalità e i conflitti di proprietà continuano a rappresentare problemi strutturali, lo scetticismo non riguarda solo la possibilità di investimenti stranieri, ma anche la reale capacità dello Stato di garantire che i terreni agricoli non diventino un'ulteriore risorsa speculativa in un mercato immobiliare fragile.

Anche le restrizioni previste nella bozza, come il limite massimo di 2 ettari all'interno di un comune e di 30 ettari a livello nazionale, si basano principalmente sul controllo amministrativo di istituzioni che da anni si confrontano con problemi di supervisione territoriale, informalità e conflitti di proprietà.

Sebbene il progetto di legge vieti il ​​cambio di destinazione d'uso dei terreni agricoli, in Albania si sono verificati casi in cui tali terreni sono stati successivamente trasformati in zone edificabili, complessi turistici o progetti energetici attraverso altre procedure amministrative. Ciò solleva interrogativi sull'efficacia dei divieti previsti dal progetto e sulla capacità delle istituzioni di garantire la tutela dei terreni agricoli.

La bozza sottolinea che il territorio non dovrebbe essere utilizzato in modo da pregiudicare l'interesse pubblico o la sicurezza nazionale. Tuttavia, non definisce chiaramente quali aree siano considerate sensibili, come verrà effettuata la selezione degli investitori, quali filtri verranno utilizzati per verificare la provenienza dei capitali, né quali istituzioni saranno responsabili della verifica.

Un altro elemento interessante del progetto di legge è che i suoi effetti dovrebbero entrare in vigore 7 anni dopo l'adesione dell'Albania all'Unione Europea. Ciò dimostra che il governo sta preparando in anticipo il quadro giuridico per un mercato fondiario più aperto in futuro.

In questo senso, il progetto di legge solleva un dibattito più ampio della semplice integrazione europea o dell'attrazione di investimenti stranieri: chi controllerà i terreni agricoli albanesi nei prossimi decenni e nell'interesse di chi saranno utilizzati?/ acqj.al